16 Giugno 2024
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Pronta la terza edizione di ‘Fu così che andò’: la presentazione a Velletri

Si svolgerà venerdì 17 maggio la Biblioteca Comunale “A. Tersenghi” di Velletri e la Società Cooperativa Biblionova presenteranno la nuova edizione del libro “Fu così che andò. Storie e storielle della storia velletrana da Ottaviano Augusto al Cane d’Appiotti di Roberto Zaccagnini” (edizioni Scorpius). Sarà presente l’autore.
L’evento si terrà alle 17.00 presso la Sala degli Affreschi della “Casa delle culture e della musica” in Piazza Trento e Trieste, con Ingresso libero. Si ringrazia Fondarc e il Consorzio SCR per la collaborazione all’organizzazione dell’evento. Per informazioni tel. 0696155290, biblio.velletri@sistemacastelliromani.it o si veda sul sito https://www.castellinforma.it/
Il libro Fu così che andò. Storie e storielle della storia velletrana da Ottaviano Augusto al Cane d’Appiotti, giunto alla terza edizione, è costituito dalla raccolta dei testi pubblicati sul settimanale veliterno l’Artemisio negli anni che vanno dal 2016 al 2018 con l’aggiunta di alcuni articoli apparsi in anni più recenti, nel 2022 e nel 2023.
Nella prefazione troviamo esplicitato il principale intento di Roberto Zaccagnini in questo volume, l’autore infatti afferma che “[…] la Storia è fatta anche di storie e storielle. Queste, oltre ad essere più godibili, fanno intendere il vero senso della storia”.
Tutto il libro, di oltre 200 fitte pagine, esplora quindi un materiale densissimo, con un approccio che fondamentalmente è duplice: o si parte dalla storia per arrivare alle storielle, o si parte dalle storielle per arrivare alla storia.
Le storielle riportate possono nascere da un ricordo personale o da un ricordo tramandato in famiglia, da un modo di dire o da un semplice termine veliterno, da un documento antico che fornisce, a una più attenta lettura, l’occasione per trovare tracce di vita quotidiana e di modi pensare spesso sorprendentemente perduranti negli abitanti della città, oppure si affrontano molti luoghi comuni relativi alla storia e alle tradizioni di Velletri. L’intento di Roberto Zaccagnini rispetto a questi ultimi è quello di individuarli e di ridurli, grazie alle sue argomentazioni stringenti, a ciò che sono realmente: banali errori, trovate propagandistiche, inopportune autocelebrazioni, fuorvianti interpretazioni, spesso di comodo, della storia.
Nel libro di Roberto Zaccagnini non si troverà compiacimento per le tradizioni di Velletri, per la sua cultura e per la sua storia, di cui nel libro viene fornita una densissima, appassionata, varia e godibile rassegna di episodi, personaggi e aneddoti, ma un atteggiamento teso a far conoscere dal punto di vista dell’autore l’essenza delle cose, con l’intento anche di smascherare l’ingenuità e, spesso, la tendenziosità di chi ha tramandato fatti mal interpretati con ricostruzioni semplificate, vagamente turistiche, trascurando, sulla base di una visione compiaciuta e aulica della storia della propria città, di ricordarne gli aspetti più critici e quelli relativi alla vita reale della gente veliterna.
Roberto Zaccagnini, profondo e appassionato conoscitore, oltre che diretto testimone degli ultimi decenni, di tutto quanto Velletri ha rappresentato e rappresenta, specie in ambito culturale, storico e tradizionale, autore ed editore di pubblicazioni sulla storia della città, sulle sue tradizioni e sulla sua lingua, attore vernacolare, scrittore di raccolte poetiche e di canzoni in dialetto, attivo promotore di iniziative per riconoscere e riscoprire la cultura cittadina, preferisce il punto di vista impietoso e umile di chi orgogliosamente accetta e rivendica la storia e il carattere dei suoi abitanti e della città così com’è, senza tacerne difetti e spigolosità, anzi, se necessario, sottolineando anche gli aspetti meno piacevoli senza remore o falsi pudori.
Nei testi pubblicati in Fu così che andò non solo smonta con ironia alcuni tentativi artificiosi di rendere la storia della città più accattivante, prestigiosa e importante di quello che già sia, ma fornisce nuovi elementi per la sua conoscenza, anche ricavati dalle memorie dirette e orali dei suoi parenti (specie il padre Italo Zaccagnini, a cui il libro è dedicato) e da ragionamenti più approfonditi sulle fonti, applicando alla loro lettura più non tanto l’erudizione che rischierebbe, nel contesto di questi articoli rivolti a tutti, di risultare saccente, ma soprattutto una logica stringente e documentata che spesso mette in evidenza le loro contraddizioni.
L’autore sembra suggerire questa riflessione generale: la storia di Velletri e dei suoi abitanti non ha bisogno di essere edulcorata o enfatizzata, ma necessiterebbe soprattutto di essere conosciuta anche come storia soprattutto “dal basso”, degli umili e degli invisibili, e, nella sua complessità, andrebbe compresa, tramandata e accettata. Di queste voci trascurate ma fondamentali Roberto Zaccagnini cerca anche di farsi portavoce: contadini, poeti da bar, prigionieri di guerra, bestemmiatori, devoti superstiziosi, tabaccai, accalappiacani, osti, suorine rancorose, fraticelli orgogliosi, pellegrini religiosi ma teppisti, maestri taccagni, astuti baristi, briganti acclamati come eroi, trombettieri improvvisati, carrettieri, ladri col mal di pancia, bestemmiatori paganti e molti altri rappresentanti della varia umanità facente parte della storia di Velletri.
Forse è proprio in questo sguardo impietoso e autoironico, nel gusto della battuta arguta e popolare, spesso fulminea e inceneritrice, nel cogliere l’intelligenza e la profondità della lingua parlata dalla gente, nello sguardo benevolo verso le persone semplici, nella “tigna”, nella visione sempre pragmatica della vita che Roberto Zaccagnini implicitamente individua, nelle pagine di Fu così che andò, alcuni dei tratti maggiormente distintivi e perduranti della “velletranità”, di cui egli stesso rappresenta una delle espressioni più schiette, profonde e consapevolmente controverse.

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